Pino Manzella mi ha pregato di pubblicare un suo articolo apparso su La Repubblica di qualche giorno fa. L'articolo nasce come risposta ad una lettera/proposta di Leoluca Orlando nel quale l'ex sindaco di Palermo sostiene ed argomenta la tesi secondo la quale la soluzione dei principali problemi della nostra isola sarebbe facilmente risolvibile facendo vivere per qualche anno ai siciliani un' esperienza all'estero. Una volta rientrati, con un nuovo punto di vista ed una mentalità rinnovata sarebbero capaci di spazzare via agevolmente problemi secolari quali mafia, disoccupazione, precariato e tutti gli altri che purtroppo voi tutti conoscete; dunque un’ esperienza in un Paese estero come panacea di tuttii mali che attanagliano la Sicilia.
Pino mi ha pregato di pubblicare la versione "originale" ed integrale del suo articolo poichè la versione pubblicata su La Repubblica ha subito alcune modifiche, cambiamenti e variazioni dovute probabilmente a motivi di esegesi giornalistica. Eccovi l’articolo di Pino...godetevelo e rifletteteci su...e soprattutto never give up.
Gaspare Impastato
Un mio amico dice che per cambiare la Sicilia basterebbe portare i siciliani per qualche anno all’estero: al loro rientro la Sicilia non sarebbe più la stessa. Mia madre, che è più sbrigativa, la immergerebbe sotto il livello del mare per tre giorni e assicura che dopo questo lavaggio l’isola sarebbe molto più pulita. Ovviamente stiamo scherzando. Leoluca Orlando propone: “…sarebbe importante consentire ai giovani che ne avessero voglia di recarsi per un anno all’estero (…).
Nell’ arco di pochi anni migliaia e migliaia di giovani siciliani, tornati nell’isola dopo questo soggiorno all’estero, daranno un poderoso contributo a fare sintesi, a modificare e adeguare linguaggi e stili di vita, a fornire la concreta dimostrazione che è possibile essere e restare orgogliosi di essere siciliani, senza chiudersi in recinti soffocanti, divenendo al contrario dei siciliani cittadini d’Europa”. Che bello! E’ proprio quello che pensavo negli anni ’70 quand’ ero studente in Lingue e LetteratureStraniere a Palermo e, per impararle, sono andato a studiare e lavorare prima in Francia e poi negli USA. Non essendo figlio di papà ma di contadino ho conosciuto le difficoltà degli emigranti: permesso di soggiorno, lavoro nero, trovare un alloggio, problemi economici, etc. etc.
Ma non voglio farla lunga e triste: sono stati ani meravigliosi. Anche perché ad ogni ritorno a Cinisi c’era ad aspettarmi l’attività politico-culturale di Musica e Cultura e poi Radio Aut, insomma quel gruppetto di marziani riuniti attorno a Peppino Impastato. E qui si fermano gli orologi, direbbe qualcuno. Si, perché mentre a me, con la mia fresca Laurea sottobraccio, mi si chiudevano una dopo l’altra tutte le porte in faccia (alla faccia delle mie esperienze all’estero e dei miei studi in università francesi ed americane), nello stesso tempo frotte di giovani compaesani andavano ad occupare tutti i posti occupabili (Regione, banche, enti locali, aeroporto, ospedali, etc…), cristianamente raccomandati da un partito molto cristiano, la Democrazia Cristiana appunto (ti ricorda qualcosa, Leoluca?). E quelli come me “orgogliosi di essere siciliani” erano costretti a rifare la valigia per salvare la faccia e la dignità. Ne conosco uomini di “tenace concetto”, come direbbe Sciascia, che per non sottomettersi al rito umiliante della “raccomandazione” se ne sono andati dalla Sicilia. Espesso erano i migliori. Per tutti vorrei qui ricordare Vito Lo Duca, muratore, mai più tornato neanche per curarsi la leucemia. Ecco perché alle amministrative del ’78 mentre Peppino, appena ucciso, come sappiamo prendeva solo 264 voti, la DC ne prendeva a migliaia di voti.
Mi si dirà che i tempi sono cambiati. Ma sono cambiati veramente? Per concludere: è sicuramente un’ottima cosa studiare all’estero, fa prendere aria al cervello, ma senza il rinnovamento dei partiti, di una nuova etica applicata alla politica, ho l’impressione che non si vada molto lontano. E non mi pare proprio che siamo su quella strada, anzi. Non prenderò l’altro esempio del Presidente Cuffaro e le sue “frequentazioni” ma mi terrò terra terra: una mia conoscente, co.co.co. precaria, aspetta le elezioni dell’anno prossimo e dice: “Se passo di ruolo non uno ma dieci voti gli do a Berlusconi”.
Come lei sono migliaia ad aspettare e pronti a dare il voto a Cuffaro e Berlusconi. Si accettano scommesse sulla data di stabilizzazione di queste migliaia di precari. Risarà capito che non sono addentro alle cose della politica, il mio è il punto di vista dell’uomo di strada, che cerca di capire quello che gli succede attorno e che, miracolosamente, riesce ancora ad indignarsi.
Pino Manzella.