Giornale Multimediale di Controinformazione di Terrasini e Cinisi - Fondato nel 2002 dagli ultimi cittadini liberi di Terrasini
La grande marmellata
giuseppe ruffino

LA GRANDE MARMELLATA
(Spunti di discussione sul Congresso straordinario della Margherita di Terrasini)
di Giuseppe Ruffino

Nonostante siano trascorsi parecchi giorni dal Congresso del Partito della Margherita, contrassegnato dallo scivolone della storica componente dell’ex sindaco Mele, ben poco o nulla ho potuto leggere in riferimento all’evento, a parte il consueto minuzioso resoconto (questa volta, però, con qualche veniale “vuoto”) comparso sul sito Il Gran Rifiuto, seguito dalla stringata e forse troppo prudente nota del mio partito, i DS ed, infine, la piccata , ma suggestiva metafora dello stesso Mele riportata domenica 22 maggio dal Giornale di Sicilia. Troppo poco- mi pare -per un paese vivace come il nostro. Mi sarei infatti aspettato ben altre reazioni ed approfondimenti, anche in coincidenza con le singolari analogie rutelliane di livello nazionale e le profferte (proprio di oggi) di Berlusconi, dopo l’esito referendario!

In mancanza d’altro, tenterò allora qualche personalissima considerazione, muovendo proprio dall’affollato “incontro” fra i tre Circoli della Margherita che venerdì 20 maggio si sono dati appuntamento nell’ex “Convento delle Suore di Maria”.

* * *

SCONTRO E NON CONFRONTO

Una spirale pericolosa nella Margherita si era già innescata alla sua nascita, quando non era stato affrontato il problema di fondo, cioè la ricerca di un dialogo sui contenuti tra le diverse componenti. E così da oltre due anni (da quando, cioè, il centrosinistra è stato battuto per la seconda volta consecutiva nelle elezioni comunali), è andato gradualmente prendendo corpo un vero e proprio scontro di potere interno fra tre distinti gruppi (grossomododue Circoli contro uno), debitamente rappresentati anche in Consiglio comunale: uno, fino a pochi giorni fa, denominato “Lista civica” e l’altro, fin quasi dalle origini, Margherita. Quest’ultimo Gruppo - bisogna sottolineare - ha saputo instaurare, in questi anni di opposizione, un costruttivo rapporto (sia pure con alti e bassi) con i consiglieri DS. E forse proprio quest’ultimo particolare ha un po’ complicato le cose, innescando pretestuosi quanto ridicoli sospetti sulle (mitiche!) aspirazioni egemoniche dei DS e della Sinistra in genere.

Ma ritorniamo alla realtà, cioè al Congresso.

Parlo di scontro e non di confronto. Di questo credo, infatti, chesi sia trattato e si trattidal momento che, vuoi nei mesi precedenti,vuoi nel corso del dibattito interno, non è emerso, appunto, un confronto sulle ragioni ideali e valoriali (contenuti, priorità, finalità, prospettive …), ma soltanto personalismi o, nel migliore dei casi, sterili discussioni di aggregazione numerico-elettorali. Tenderei, dunque, a considerare la nuova dirigenza uscita dal recentissimo congresso, come il risultato di un puro scontro di potere. So di non dire nulla di nuovo in questo caso, pur non potendo del tutto escludere che le ragioni ideali potrebbero esserci, magari congelate nella mente di qualcuno, ma è anche vero che se nessuno le ha colte, ciò significa che vi sarà stato quantomeno un difetto di comunicazione.

Tuttavia non si può negare l’importanza in sé del Congresso col suo significativo esito. Non si è trattato, infatti, di un qualcosa di ordinario, di un passaggio marginale casualmente cadutocitra capo e collo alla vigilia di un’estate che già si preannuncia rovente in tutti i sensi. Intendo dire che l’esito che vede in minoranza (sia pure di stretta misura) l’ex sindaco Mele insieme col suo “storico” Circolo, non può non riguardare oggettivamente l’intera Comunità, trattandosi - a ben riflettere - del più rilevante “fatto” politico verificatosi dal 1997, anno in cui, Mele, si vide sbarrare la strada da Carrara, il sindaco in assoluto più estraneo.

L’antagonista congressuale di Mele, Roberto Conigliaro, terrasinese d’adozione, raccoglie i frutti di una operazione strategica non del tutto nuova, condotta dagli ormai sperimentati “professionisti” assieme ad un gaudente gruppuscolo di ex diessini prigioniero di inguaribili risentimenti personali, incapace di far tesoro della lezione della storia. Gruppuscolo a sua volta strettamente connesso ad un attuale esponente DS cinisense, esperto in indebite ingerenze nelle dinamiche politiche altrui e- aspetto ancor più grave -in evidente funzione anti-DSterrasinese. Ma questo è un altro tassello della più generale “operazione” che merita ben altre sedi di discussione, approfondimento e soluzione. Tuttavia un’ultima notazione, su questo torbido argomento, concedetemela: non vi è dubbio che da mesi, se non da anni, è in atto una sottile campagna diffamatoria contro il mio Partito con l’uso di un certo giornalismo spazzatura. Del resto, certe campagne si organizzano e conducono perché, ritengo, si vogliono tutelare degli interessi specifici, delle priorità, dei contenuti che, con la nostra “compresenza”, farebbero cortocircuito (poi, magari, ci sarà chi, non vivendo i problemi dal di dentro, leggendo questo passaggio dirà che a Sinistra si gode a farsi del male. Ma come si fa - rispondo io -a restare indifferenti dinanzi a tanta e tale arroganza? In verità vi è il precedente del 2003, ad opera di un altro ben più illustre e qualificato esponente del centrosinistra cinisense: anche in quel contesto si agì pesantemente ai danni dei DS, escludendoli da decisioni fondamentali, con le conseguenze che ne derivarono. Vi immaginate, al contrario, cosa accadrebbe se un terrasinese si intromettesse nella dinamica politica di Cinisi?! Ma si sa, a Terrasini quasi tutto è consentito!).

Dunque, Roberto Conigliaro, ex braccio destro di Mele, viene eletto presidente col sostegno di una rinvigorita miscela di figure e controfigure, molte delle quali da diversi anni dediti al trasformismo politico più becero, fatto di tripli salti mortali con avvitamento carpiato all’indietro e torsione a sinistra, al centro e a destra.
Dimenticavo: il Direttivo venuto fuori dal Congresso, più che per le presenze sul palco, brilla per quelle dietro le quinte, tra le quali alcune di indiscusso “peso”.

LA GRANDE MARMELLATA

Quasi nulla, in politica, è affidato al caso. Questa elementare considerazione appare ancor più vera quando si verificano eventi politici così rilevanti che -piaccia o meno- chiudono una fase come la lunga “Parentesi Mele”, con le forti contraddizioni, le tensioni, ma anche le irripetibili ed indiscutibili luci che la contraddistinsero.
Con la “calda” serata congressuale di venerdì 20 maggio dell’anno in corso, scende, dunque, il sipario sugli anni più inquieti che forse Terrasini ricordi.
Per inciso: anche in quest’ultima circostanza -a mio modesto avviso- l’ex sindaco dell’allora “Movimento per Terrasini” ha commesso un altro errore prospettico, frantumando, forse in modo irreversibile, l’immagine sia esterna che interna di sé e del suo Gruppo. Intendo dire che Mele si è avvitato in uno scontro interno che avrebbe potuto e dovuto evitare o quantomeno smorzare se solo avesse compiuto, a suo tempo, quel “passo indietro” che più d’uno gli aveva caldamente consigliato, abbandonando umilmente quel suo protagonismo politico (terrasinese). Subito dopo la seconda consecutiva sconfitta elettorale, quella contro Randazzo, avrebbe dovuto “lasciare”. Ma la sua incapacità di “guardare” globalmente la realtà (che rasenta la cocciutaggine), che fa intrinsecamente parte dell’indole del personaggio che si ritiene insostituibile, gli ha impedito di comprendere che da tempo si è esaurita la sua originaria spinta carismatica. Il nuovo corso, invece, avrebbe dovuto muoversi su un diverso terreno così sintetizzabile: «MELIANI SENZA MELE». Infatti quel “passo indietro” (scelta senza dubbio difficile), avrebbe quasi del tutto neutralizzato le principali motivazioni dello scontro di potere interno, consentendo una gestione sostanzialmente unitaria del partito, evitandone lo sbracamento al centro-centro e forse anche di più (chiarirò meglio più avanti).

Dunque - dicevo prima- nulla o quasi in politica accade per caso poiché la conclusione di uno scontro col prevalere di un gruppo sull’altro, è sempre la risposta a qualcosa che oggettivamente intralcia un determinato percorso (alleanze, ecc.); è il frutto di precise strategie, di disegni pensati e decisi a tavolino dai soliti professionisti della politica giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, magari tra una… crisi di giunta e l’altra.

Qualcosa di analogo si verificò -se non sbaglio- allorché gli stessi “professionisti”, partendo da lontano, compresero che era maturo il tempo di “costruire” una sindacatura alternativa a Mele,quella di Carmelo Carrara (1997). Per ottenere l’obiettivo -ricordate?- i “professionisti” schierarono l’esercito (ben sei liste), procurarono le vettovaglie e dettero fondo alle energie più disparate. Alcuni di essi (“professionisti”) furono poi ricompensati (ingaggiati) con la carica di assessore o lautamente remunerati con l’assunzione in qualità di esperti (?!) in qualche corso professionale regionale, poi oggetto di inchiesta da parte dell’Autorità giudiziaria (stando alle cronache giornalistiche di qualche mese fa.).

Gli stessi identiciprofessionisti”, opportunamente ultrariciclati (si confida sempre sulla memoria corta dei cittadini per la buona riuscita di simili “raccolte differenziate”), tornano oggi in primissima fila per dare il ben servito a Mele, praticamente in casa sua (il che sarebbe di per sé positivo se non fosse per l’alternativa che si delinea). E così (qui sta l’incredibile!), gli stessi che Mele in persona aveva sconsideratamente sdoganato (e, quindi, legittimato), “apparentandoseli” nel 2003 nel ballottaggio contro Randazzo, adesso lo emarginano inesorabili. E ancora: gli stessi che Randazzo, dopo il primo turno, nella certezza di vincere anche il secondo, aveva risolutamente respinto, anche se oggi, in corso d’opera, alcuni potrebbero tornargli comodo!
Il cerchio, dunque, s’è chiuso!

A questo punto è legittimo chiedersi: forseè già iniziata la costruzione della Grande Marmellata, condita da liste civiche (oltre a qualche storico partito dell’ex sinistra all’uopo resuscitato) di cui già si scorgono forma e consistenza? Una marmellata autosufficiente, senza o contro i partiti? Senza, soprattutto, gli incorregibili diessini sul fianco sinistro e gli inaffidabili vivian-meliani all’interno? Domande retoriche? Forse! Ma una cosa è certa: a mio avviso sta tutto qui il nodo!

Per averne un riscontro sarebbe sufficiente assistere alle Sedute consiliari, soprattutto quando si discutono e si votano i Bilanci preventivi con i milioni elargiti a pioggia a questa ed a quella associazione, sindacato o altro, o quando circolano strane voci sul Piano Regolatore Generale (altro bel nodo). Un modo sicuro -quello appena accennato- per consolidare ed estendere quel blocco di potere che va prendendo forma e... sostanza.

Sì, una parentesi s’è chiusa, ed un’altra se ne apre (migliore? peggiore? uguale? Ciascuno valuterà!).

CHIAMIAMO LE “COSE” COL LORO NOME: «NUOVA DESTRA” O“NUOVA D.C

E così, alla luce di questi ultimi eventi, diviene più comprensibile un altro fondamentale passaggio (ce ne sono altri, ma li riservo per altre occasioni), quello della mancata firma della sfiducia al sindaco (ricordate alcuni mesi fa?).

Alla fine, dopo un’estenuante tiritera protrattasi per due mesi tra l’”opposizione di facciata” ed i consiglieri del mio partito e della Margherita di Angela Viviano, a non firmare fu una cospicua parte della opposizione con significativi spezzoni della Maggioranza (l’attuale Presidente del Consiglio - CDU -, qualcuno di A.N. ed altri...). E dire che si ebbe a disposizione un buon arco di tempo con tutte le condizioni politiche e numeriche per raggiungere l’obiettivo in perfetta aderenza al sentimento popolare.

L’ ”opposizione di facciata”, nel frattempo, mercanteggiava sottotraccia l’ingresso in Giunta o, quanto meno, cercava di stabilire un sostegno esterno per guadagnarsi, possibilmente nelle prossime elezioni del 2007, la rassicurante benevolenza dei vari settori di Centro e di Destra. La “Lista civica” (quella che oggi si trasforma ufficialmente in “Margherita”) e l’attuale vice-sindaco, ottennero, in quella sconcertante fase, il risultato di alzare il prezzo del loro accreditamento nell’area di potere.

Si intuì abbastanza chiaramente che quella firma, se apposta al documento di sfiducia, determinando le elezioni anticipate (ad ottobre 2005), avrebbe purebruciato un disegno, quel disegno che oggi si rivela in tutte le sue parti, concretizzando un primo fondamentale passo: il nuovo attuale assetto di potere interno alla Margherita.Ma non è tutto: quella firma al documento di sfiducia avrebbeanzitempo tarpato purele ali alla paziente “costruzione” del futuro candidato a sindaco, espressione di quell’assetto trasversale e trasformistico del Grande Centro di cui s’è detto.

Al di là di tutte le chiacchiere e dei giochi con tre mazzi di carte, è questo che alla fine segna la differenza.

Da parte sua, il sindaco Randazzo, per salvare il salvabile del suo quinquennio (dis)amministrativo, stette al gioco, tenendo al guinzaglio i 4/5 del Consiglio comunale e spargendo muccunataalla bisogna. Per tale ragione ostentava sicurezza, sbeffeggiando pubblicamente chi agiva genuinamente sul vero fronte dell’opposizione. Ma con quel disegno (oggi realizzato almeno nelle sue premesse), si vorrebbe anche definire e proiettare all’esterno il volto di una “entità politica” che, quanto prima, sarà bene indicare con un nome più calzante: «NuovaDestra» o, se volete «Nuova D.C.»perché, gira e rigira, siamo sempre lì.

TRA IL SERIO E IL FACETO

Per carità, nulla di illecito o di scandaloso. In politica molte “cose” sono giustificabili e/o spiegabili (non sempre condivisibili!) purché non si travalichila legalità o si intrattengano rapporti con ambienti mafiosi. Ma per fortuna qui, fra noi -come suole spesso affermare un anziano “consigliere” (prima di Mele, poi di Carrara ed infine di Randazzo), questo rischio non sussiste, essendo Terrasini sostanzialmente immune dall’infezione! Quindi, avanti tutta che c’è la “marmellata” rassicurante ed ammiccante!
Così si intercetterà copiosamente il voto dell’elettorato di centrodestra (già in libera uscita dal “Casino delle Libertà”) e si otterrà l’appoggio pieno dei “campieri” (cioè degli “aiutanti in campo”, termine in uso da quando, il Cavalier Silvio Bellachioma, decise anni fa di «scendere in campo»!).

Un perpetuo moto riciclatrorio, dunque, a conferma di quanto, un eletto nell’opposizione (presto risucchiato in Maggioranza), ebbe a dire in pieno Consiglio, in un impeto autoassolutorio: «Maurizio Costanzo ha detto che la coerenza è degli imbecilli!».Ciò detto si accasciò sullo scranno madido di sudore.

CONCLUSIONE

Un serio, ultimo ed esclusivo pensiero: dopo quel che è successo sarà interessante capire quali saranno le ricadute sul futuro assetto del centrosinistra terrasinese, anche in vista delle prossime elezioni comunali del 2007, inmodo da poter sin da subito lavorare alla realizzazione di una vera e trasparente unità programmatica. Molto dipenderà dai comportamenti, dai contenuti e dal tipo di risposte che la nuova e vecchia dirigenza della Margherita, ma anche, lasciatemelo dire, il mio Partito, i Democratici di Sinistra, sapranno dare.

Terrasini, 02.6.2005
Giuseppe Ruffino