Carissimi amici della redazione, abbiamo ricevuto l’interessantissima Tesi di Dottorato di una nostra compaesana emigrata in altra località sicula, nonché nostra affezionata lettrice, dott.sa Irene Bonanno. La tesi di Marketing Turistico, si intitola “TURISMO E SVILUPPO SOSTENIBILE NEL GOLFO DI CASTELLAMMARE. - Comunità locali a confronto”; dopo aver proceduto alla lettura e ad una necessaria scrematura della stessa, limitandoci ad esaminare esclusivamente la nostra realtà, paragonata a quella di San Vito Lo Capo (pur notando l’importanza dell’intero documento che ci è stato inviato, è stato difficile scremare 150 pagine di tesi che andrebbero lette tutte, ma evidentemente la riduzione da noi effettuata tenta di cogliere degli aspetti pregnanti del caso di Terrasini). In ogni caso, la tesi è di prossima pubblicazione e riteniamo che ogni terrasinese che abbia a cuore il proprio paese dovrebbe almeno dargli uno sguardo prima di arrogarsi il diritto di discutere di turismo.
Vi invitiamo, data la lunghezza e la complessità dell'analisi a stamparvi l'articolo e leggervelo con calma per evitare di affaticarvi gli occhi col monitor.
L’analisi di Irene, inizia col descrivere alcune metodologie di lavoro, alcune definizioni ed alcune peculiarità del nostro comprensorio, soffermandosi sui Patti Territoriali, sul PIT delle torri e dei castelli. Dopo una analisi sul quadro fisico-ambientale e di accessibilità del comprensorio, sorge luminosa una tabella sulla consistenza ricettiva dei comuni, guardiamola:

La tabella, come dice Irene, mostra che: “la ricettività alberghiera è distribuita principalmente tra i centri di Cinisi, Terrasini, Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo, dove si concentrano l’80% degli esercizi e il 95% dei posti letto. Essi rappresentano, quindi, i principali poli turistici del territorio considerato. Anche se, dei comuni appena menzionati, soltanto Terrasini e San Vito Lo Capo da soli raggiungono più del 76% dei posti letto disponibili
La tabella successiva “evidenzia che a Terrasini e a Cinisi la struttura alberghiera sia di grandi dimensioni (rispettivamente 465 e 196 posti letto). San Vito Lo Capo si caratterizza, invece, per strutture di dimensioni più piccole, nonostante il suo alto tasso di funzione ricettiva (42,7), calcolato tenendo conto del numero dei posti letto negli alberghi r ispetto alla popolazione”.

Le tabelle successive analizzano il flusso turistico italiano e straniero nel nostro comprensorio:

Irene analizza che: “il tasso più alto di pressione turistica si registra a San Vito Lo Capo con quasi 19 turisti ogni 100 abitanti. Seguono Terrasini (9,8%) e Cinisi (2.1%). Gli altri comuni presentano dati che non raggiungono neppure l’unità. Ciò sta ad indicare, ancora una volta, San Vito Lo Capo e Terrasini si attestino tra le località che sanno sfruttare meglio le potenzialità dei loro territori”.
La tabella seguente denuncia una situazione sconfortante, vediamola:

L’interpretazione del dato è chiara: “I dati riportati … fanno riferimento al periodo che va dal 1999 al 2003 (purtroppo non sono disponibili i dati del 1999 e del 2003 dei due comuni ricadenti nella provincia di Palermo). Dalla tabella, si evincono immediatamente due risultati contrastanti tra loro: da un lato, la costante crescita registrata da San Vito Lo Capo negli ultimi 5 anni, e dall’altro, il calo continuo dei flussi nel Comune di Terrasini, registrato nel triennio compreso tra il 2000 e il 2002”.
Si giunge ineluttabilmente alla seguente analisi:
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maggiore rilevanza turistica di quattro comuni: Cinisi, Castellammare del Golfo, Terrasini e San Vito Lo Capo. Di questi, però, solo negli ultimi due l’offerta turistica è fortemente caratterizzata
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Prevalenza di turismo balneare e di massa.
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Eccezionalità del Comune
di San Vito Lo Capo. Questa località, sotto tutti i profili individuati, ha mostrato sempre di essere al di sopra di tutte le altre.
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Le contraddizioni dell’offerta turistica del Comune
di Terrasini. Tale località attraversava fino al 2002, al contrario di San Vito Lo Capo una fase di forte discesa sia i termini di presenze che di arrivi dei flussi turistici.
È da rimarcare, a tal riguardo, come sia per Terrasini che per San Vito Lo Capo, si riproponga l’annosa questione della destagionalizzazione e dei programmi e delle politiche necessarie alla sua realizzazione.
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Polarizzazione dei quattro comuni
verso due diversi fronti. L’analisi ha evidenziato, infatti, la presenza di due poli territoriali. Da una parte, troviamo San Vito Lo Capo e Castellammare del Golfo e, dall’altra, Terrasini e Cinisi. In entrambi i casi, si tratta di località limitrofe che presentano caratteri similari da un punto di vista turistico, e che spesso si trovano ad affrontare problemi comuni (come ad es.: le questioni inerenti la Riserva dello Zingaro, nel primo caso; i problemi del porto e dei confini tra i comuni, nel secondo). All’interno di queste due aggregazioni si registra, poi, una posizione dominante di una località rispetto all’altra, che funge da attrattore per tutte le attività turistiche, ma non solo”.
La tesi prosegue delineando le caratteristiche dei diversi comuni in relazione a vari ambiti (mare, rifiuti, qualità della vita, risorse idriche etc.). Purtroppo la complessità dell’argomento non ci consente di addentrarci, ma, in sostanza, si evidenzia che a Terrasini vi sono parecchi problemi che riguardano tutti questi aspetti.
Passiamo invece al capitolo della tesi che riguarda il confronto tra le due realtà più importanti: Terrasini e San Vito. L’analisi è incentrata su una serie di interviste ai cittadini dei due paesi, riguardo alcune tematiche inerenti allo sviluppo turistico. Infatti Irene esordisce così:
“La qualità di una località turistica non è data solo da buoni alberghi, ristoranti, discoteche, parchi, spiagge e servizi per turisti, ma si misura anche in base all’accoglienza, agli atteggiamenti, alla cordialità che i residenti offrono ai loro ospiti. Terrasini e San Vito Lo Capo come considerano questi valori di cultura turistica e di ospitalità? Rispondere a questa domanda è fondamentale se si vuole pensare a programmi di sviluppo che riguardino aree territoriali di rilevanza turistica. Questo studio, quindi, sposta l’attenzione da chi è ospitato (i turisti) a chi ospita (i residenti).
Gli interrogativi principali posti in questa ricerca possono essere riassunti come segue:
- Quali sono gli impatti economici, sociali e culturali dello sviluppo turistico percepiti dai residenti?
- Cosa pensano i cittadini del loro Comune come località turistica?
- Convivono bene con i turisti o, in fondo, li sopportano perché peggiorano la qualità della loro vita e della loro città?”
Riprendiamo alcuni pezzi delle interviste, riportando le sensazioni che Irene ha saputo cogliere tra i cittadini terrasinesi e sancitesi, soffermandoci chiaramente sulle opinioni dei nostri compaesani.
“Il primo dato che si presenta con la più alta frequenza riguarda la diversa disposizione dei residenti dei due comuni nei confronti dell’amministrazione comunale. Se a San Vito Lo Capo prevale un generale senso di fiducia a Terrasini gli intervistati si mostrano delusi e scoraggiati:
‘... Intanto ancora non siamo riusciti a trovare l'amministrazione giusta che... Questo alla fine è anche colpa nostra perché noi abbiamo votato questa gente e l'abbiamo mandata ad amministrare’
Un altra importante differenza emersa è quella relativa alla pulizia del paese. A San Vito è stato messo in evidenza come la località sia pulita e ordinata, anche in quei periodi in cui il fenomeno turistico si fa insostenibile, come nel mese di agosto. Tale stato di pulizia è riconosciuto essere frutto degli sforzi dell’amministrazione. A Terrasini, invece, il paese è considerato sporco. Si ritiene che non si faccia abbastanza per la pulizia del paese. In alcuni intervistati, sapere che Terrasini è sporco, fa nascere un senso di vergogna nei confronti dei turisti che vengono a visitare la località.
‘Non è una bella immagine quando il turista scende alle nove e mezzo del mattino e si trova il paese […] pieno di bottiglie rotte. Io di Terrasini mi vergogno un po' quando quelli per pulirlo se ne parla a mezzogiorno’
Un altro dato interessante riguarda il fattore economico. Alla domanda se la ricchezza prodotta dal turismo fosse distribuita in modo più o meno equo, tra i membri della comunità locale, a Terrasini hanno risposto che tale ricchezza si concentra solo nelle mani di pochi:
‘È concentrata nei commercianti, ristoratori, baristi, anche questi negozi... che nel bene e nel male... alimentari poco. Ma i negozi di abbigliamento pare che facciano un po' di più’’
A San Vito Lo Capo, invece, hanno sostenuto in buona parte che a godere dei benefici economici derivanti dal turismo è tutta la collettività. A Terrasini, invece, si sostiene che i benefici economici tratti dal turismo siano inferiori rispetto alle potenzialità del paese. In entrambe le località, comunque, si registra la comune opinione che il turismo crei lavoro. Ciò che viene discusso e criticato, soprattutto a Terrasini, però, in questo caso sono la qualità e le condizioni del lavoro offerto:
‘L'unica cosa è che sono dei posti di lavoro parziali, temporanei, magari chi lavora per otto mesi, deve poi andare a trovarsi un altro lavoro’.
Profonde differenze sono emerse anche quando è stato chiesto agli intervistati di descrivere i turisti che vengono nel loro paese. Molte risposte contenevano informazioni sui turisti stranieri, italiani, ma anche su una forma di fare vacanza che è legata allo spostamento di flussi di popolazione che dalle città, di Palermo e Trapani soprattutto, si muovono verso le vicine località costiere.
Qui, basta solo ricordare che tra i principali danni causati da questo tipo di turismo, sia a San Vito Lo Capo che a Terrasini, vengono annoverati il problema dell’affollamento che riguarda sia le spiagge che il centro, e quello della sporcizia; e a Terrasini in particolare, quello dell’abusivismo edilizio. Ma se a San Vito si ritiene che l’amministrazione, anche se con grossi sforzi, riesce a far fronte al problema dei rifiuti, senza deludere i residenti, a Terrasini si denuncia l’incuria e lo stato di abbandono in cui versa il paese, soprattutto il lunedì mattina.
Tra i danni vengono rilevati anche quelli che direttamente interessano residenti, causando disagi al loro vivere quotidiano. Tra questi vanno sicuramente considerati in primo piano, sia l’aumento dei prezzi dei prodotti, sia l’intensificarsi del traffico.
Un’altra importante differenza tra Terrasini e San Vito Lo Capo riguarda la diversa attenzione all’ambiente. A San Vito Lo Capo si sostiene non solo, come già evidenziato prima, che il paese è pulito, ma si pensa a tutelare anche l’ambiente naturale in senso più generale. A Terrasini, invece, è opinione comune tra gli intervistati che il paese sia sporco e che l’abusivismo edilizio abbia deturpato la costa lungo la quale si distende il Comune.
Come ho avuto modo di dire in precedenza il dato più interessante e ricorrente sia a Terrasini che a San Vito Lo Capo, anche se in termini opposti, è il rapporto dei residenti con l’amministrazione sui temi relativi al turismo. Terrasini, infatti, rispetto all’altro Comune, si caratterizza per una forte sfiducia nei confronti degli amministratori locali.
Con l’espressione sfiducia nell’amministrazione, qui, intendo descrivere lo stato di scoraggiamento dei residenti nei confronti dell’amministrazione comunale che non è considerata capace di portare avanti con successo tutte quelle azioni necessarie per lo sviluppo del settore turistico e di quelli ad esso collaterali.
Tale profonda sfiducia ha generato un clima di tensione, insoddisfazione e rabbia tra le persone intervistate, spingendole, a volte, a rispondere con un tono sarcastico:
‘Terrasini è una bellissima donna, secondo me, che tutti la guardano, se ne meravigliano delle sue bellezze. Tutti si innamorano […] però, poi alla fine nessuno cerca di poterla avere, e quindi, per poterla avere di migliorare qualche cosa. Si migliora poco. I pochi miglioramenti di Terrasini sono dovuti, non lo so... all'evoluzione dei tempi. Meno male che l'evoluzione dei tempi porta a un miglioramento dovuto. Ma non perché tanti, tanti amano Terrasini, per cui lavorano per Terrasini o soffrono per Terrasini, per vederla migliore. Questo non esiste, questo non c'è. Quello che si fa si fa, senza troppi impegni’
Si ritiene che l’amministrazione non sia in grado di gestire in modo efficace ed efficiente il servizio di nettezza urbana del Comune. Come conseguenza di tale inefficienza il paese si presenta sporco e poco accogliente.
‘Si parla per aumentare la tassa dell'immondizia, si parla solo per quello, per aumentare. D'altro canto, non ci possono bastare i soldi. Come si fa a bastare?! Poi quelli della nettezza urbana chissà perché li chiamano ecologici? E forse perché li chiamano ecologici non scopano più le strade. Ecologia, però, è pulizia. Allora loro per non sporcarsi non puliscono più le strade. E si limitano soltanto a prendere i sacchetti. […] Ma questo dipende dai nostri comuni che non riescono a organizzarsi, non riescono a proporzionare le forze lavorative dall'inverno all'estate. C'è una differenza almeno doppia’
A San Vito Lo Capo, invece, si registra un atteggiamento positivo. Si ritiene, infatti, come già anticipato in precedenza, che il Comune faccia del suo meglio per tenere pulito il paese. L’incapacità denunciata dai residenti di Terrasini deriva soprattutto da un atteggiamento di inerzia generale dell’amministrazione che non si manifesta soltanto nell’urgenza di tenere il paese pulito, ma anche sotto altri aspetti:
‘[…]Tenere il paese pulito non è così difficile, mettere un po' di verde e curarlo, tenerlo sistemato, non è nemmeno difficile’
Questo atteggiamento di inerzia si delinea anche in quei momenti in cui l’amministrazione dovrebbe impegnar si attivamente per organizzare e promuovere gli eventi che caratterizzano la stagione turistica a Terrasini. Sembra, infatti, che l’organizzazione non sia fondata su un’azione programmata, ma sull’improvvisazione, il cui esito finale è frutto di ciò che si è riusciti a fare all’ultimo minuto. Ciò, pur generando un senso di insoddisfazione nei residenti, viene sopportato. Si registra, infatti, una certa rassegnazione spiegata dal fatto che quasi nessuna delle amministrazioni che si sono succedute fino ad oggi siano state all’altezza del ruolo chiamate a svolgere.
‘Guarda Terrasini non promuove in tempo niente. Terrasini si muove per esempio dopo il 15 di giugno, cioè quando la stagione è già iniziata. Ma... che si può fare? Niente per questo si può fare. Se uno la cosa la sa curare, la cura anche preventivamente, ma se uno fa le cose perché si devono fare, allora in qualsiasi tempo si possono fare, anche in estate inoltrata. Tanto la risposta al pubblico la si dà sempre. Quindi, a livello di organizzazione è molto, molto scarsa. D'altro canto ormai siamo abituati. Terrasini secondo me, non ha mai avuto amministrazioni comunali degne del proprio paese. Le promesse sono sempre tante, ma tante! E ognuno... siccome la speranza è l'ultima a morire, ci crediamo un po' tutti, siamo trascinati dall'uno o dall'altro. E che poi alla fine per un motivo o per un altro si vede sempre poco. Si vede purtroppo sempre poco’
‘Non sono in grado, comunque, neanche perché quest’anno hanno organizzato degli spettacolini, perché comunque c'è sempre un programma estivo, quello è ovvio, insomma, già erano cominciate le manifestazioni e ancora il programma doveva girare’
‘... Siamo a luglio, il Comune non ci presenta il programma estivo, come quest’anno. Abbiamo fatto tutto noi commercianti. Si è nostro interesse sviluppare Terrasini perché più turista viene più lavoriamo noi. Però anche il Comune, questa amministrazione ci deve dare una mano’
Come emerge dalla precedente citazione l’amministrazione pare che non riesca né a dialogare, né a instaurare un rapporto di reciproca collaborazione con quelle categorie di commercianti (ristoratori, baristi, ecc.) che hanno un interesse economico diretto nel turismo.
Per molti commercianti la sfiducia si delinea nell'incapacità di organizzare con anticipo un programma di azione comune tra amministrazione e privati. Regna ancora una volta l’improvvisazione e il mancato coordinamento degli attori fondamentali per la promozione del turismo nel territorio.
‘[…] Ci facciamo una riunione: cosa bisogna fare? Il programma che magari ha l'amministrazione, ma poi non viene mai rispettato, ma non per questioni politiche, o per questioni... perché magari certe situazioni non si possono avere’.
‘[…] Si parla di organizzare un estate terrasinese, ma poi alla fine sono delle cose inventate all'ultimo minuto, mal gestite, mal curate, perché non c'è la persona che secondo me abbia le capacità di organizzare. […] Qualcosa si inventa all'ultimo minuto, all'ultimo minuto esce fuori un... un programma di spettacoli, di manifestazioni varie, ma dico... se ne parla, ci chiamano, ma non...’.
‘[…] Secondo me il Comune, l'amministrazione i commercianti non li aiuta molto, secondo me, perché la burocrazia è sempre una cosa brutta, e per una cosa farsi in due giorni ci vogliono due anni’
A San Vito Lo Capo si registra, invece, una tendenza opposta. Esistono manifestazioni concrete del rapporto di collaborazione tra i vari attori interessati sia pubblici che privati. Si pensi al fatto che i privati hanno finanziato e promosso l’ iniziativa del Comune di presentarsi con un proprio stand alla Bit di Milano nel 2004.
Ritornando al problema dell’organizzazione degli eventi e della promozione di Terrasini, i miei interlocutori mostrano ancora una volta di essere insoddisfatti dell’operato dell’amministrazione. Essi fanno notare come siano davvero poche le occasioni in cui l’amministrazione si impegni davvero nell’azione di promozione turistica. E pare, purtroppo, che la finalità ultima di tale impegno non sia tanto, quello di aver fatto bene per il paese, quanto piuttosto, di riceverne un tornaconto personale, particolaristico dell’amministrazione:
‘[…] Secondo me l'amministrazione comunale per quanto riguarda la promozione di Terrasini lo fa solo in determinate occasioni: una può essere quella della Festa di li schietti, che poi l'aspetto trainante non è l'amministrazione, ma è il “comitato di li schietti”, e poi per quanto riguarda l'estate terrasinese, in cui tu la vedi che si muove, ma sembra a volte che è una questione personale per dimostrare che una amministrazione comunale è stata superiore all'altra.
In tale atteggiamento particolaristico, che sfocia poi in una strana forma di provincialismo
‘[…]Per esempio ci sono alcuni paesi, come Cefalù che già da alcuni anni hanno[…] messo in atto questa cosa di dare in gestione ai privati aree comunali, cioè, loro hanno un teatro che si chiama Teatro Dafne che è chiuso, come struttura è simile alla nostra Villa a Mare, però, diciamo che è molto più bello. Lo danno in gestione ai privati, danno un minimo di contributo comunale e i privati là organizzano, che poi è una cooperativa di Cefalù, organizzano una serie di manifestazioni, ma parliamo di cantanti di livello nazionale, cabaret a livello nazionale. […] Qua sta cosa non riesce a decollare perché entrano in gioco meccanismi... “a chi lo diamo”?, “se lo diamo a quello”... Terrasini in questo è molto piccolo, piccolo come... Non riusciamo a guardare al di là di quelli che sono i nostri confini’.
Al Comune viene attribuita in alcuni casi la responsabilità della perdita di importanza della festa tradizionale più caratteristica di Terrasini, la cosiddetta
Festa di li schietti. Si assiste ad un lento processo di banalizzazione, di perdita di originalità delle manifestazioni organizzate dal Comune di Terrasini. Vengono, cioè, proposti nell’arco di un anno, soprattutto in occasione della stagione estiva, tanti piccoli eventi di poca importanza e poco richiamo turistico, invece, di concentrare le poche risorse a disposizione su alcuni eventi caratterizzanti. Secondo alcuni intervistati, proprio in occasione della
Festa di li schietti, gran parte della raccolta dei finanziamenti per la sua realizzazione grava sulle spalle del comitato degli schietti senza che il Comune contribuisca incisivamente in merito.
‘Terrasini non vive solo il mese di agosto. Terrasini vive da Pasqua, dalla Festa di li schietti si apre effettivamente il turismo […]. Invece di mantenerla, darle più pubblicità, tendono a nasconderla questa festa, che comunque apre, è una festa che comunque negli anni, invece di andare migliorando, la vanno perdendo. Il Comune è il primo, si dovrebbe mettere in mezzo per farci pubblicità, perché apre il turismo, Pasqua apre il turismo. […] Non c'è più contributo molto notevole del Comune di Terrasini, non dà più un contributo. Quindi, ora sono tutti gli schietti che dovrebbero organizzare tutto ciò, i soldi non arrivano più e ognuno dice "non me ne frega niente, arrangiatevi". […] Io preferisco che il Comune di Terrasini non spende i soldi per due tre manifestazioni di Terrasini d'estate ma li mettesse ‘sti soldi, ‘stu budget nella Festadi li schietti, perché apre il turismo’.
‘Sono spettacoli qualitativamente bassi e io preferirei a trenta spettacoli bassi preferirei tre, cinque spettacoli di qualità[...], quindi, una migliore organizzazione, intesa come una minore quantità di spettacoli ma di qualità superiore’
Del tutto diverso è lo spirito che caratterizza le interviste di San Vito riguardo gli eventi organizzati e la sensibilità mostrata dall’amministrazione nei confronti delle festività sacre tanto care ai Sanvitesi. In particolare, si fa riferimento al
Cous cous fest e alla festa del patrono, San Vito. Tali eventi sono visti sia come momenti di aggregazione sociale, sia come potenti strumenti di attrazione turistica. A San Vito si sono registrati sia testimonianze di collaborazione reciproca, sia atteggiamenti di fiducia, e verso l’amministrazione, e verso gli operatori privati. A Terrasini, invece, si è constatato un atteggiamento di sfiducia soprattutto nei confronti dell’amministrazione comunale, ma anche un desiderio di collaborazione tra i soggetti privati.
‘Bisogna metterci gli imprenditori, bisogna fare crescere... crescere i giovani con la mentalità […] imprenditoriale, aperta, turistica, nel senso che tu devi avere il dialogo con queste persone che vengono da fuori’
Iniziamo a vedere chi sono i turisti per gli intervistati di Terrasini:
‘Francamente molti Palermitani, che non si può chiamare urismo perché siamo a due passi; di Catania, ma vengono esclusivamente nei week-end, e non si può tener conto comunque di un turismo di week-end; Francesi pochi, ma oltretutto non spendono, quindi, non è che cambia qualcosa, il nord europeo neanche. Bè, per un periodo abbiamo avuto i russi, ma questi non si sono più visti’
‘Noi qua ospitiamo molto gente di Palermo. Come turisti alberghieri, centri alberghieri, potenzialmente significa poco, a parte Città del mare, Perla del Golfo, Villaggioagli Androni, potremmo fare di più. In che senso fare di più? Che noi viviamo con il turismo passante’.
‘Un turismo mordi e fuggi. Si, sì, è un turismo di massa, ma è abbastanza consistente.[…] Penso che verranno turisti lavoratori. Cioè turisti che hanno un reddito bassiss... Il turismo di massa è questo. C'è gente che basta che ci sono, per esempio, là dove c'è l'ex campo sportivo, le bancarelle [che è] la felicità! Oppure ci sono tutti questi tunisini con questi tappeti. Passeggiare, andare e venire dalla piazza al mare. Per questo dico è un turismo di massa, così. E la gente si diverte pure così. È un modo come un altro per rilassarsi’
A Terrasini si sostiene con vigore che i flussi che interessano in particolare il centro del paese provengano dalla vicina Palermo. Ciò che si evince dalle interviste sono le forti lamentele dei residenti nei confronti del turismo pendolare e delle seconde case. Gli intervistati, proprio per la forte presenza di turismo parziale, affermano che è errato definire il loro paese una località turistica. Essi sostengono che sarebbe meglio parlare di luogo di villeggiatura dei vicini Palermitani:
‘[La gente che viene] più che turisti sono villeggianti. Quelli vengono sempre qua, affittano casette, villette, e tante altre cose qua sul territorio. Quelli diciamo sono allocati qua già da tanti anni’.
‘Per turista […]intendo sempre il totuccio che arriva da Palermo’.
‘Francamente molti Palermitani, che non si può chiamare turismo perché siamo a due passi; da Catania, ma vengono esclusivamente nei week-end, e non si può tener conto comunque di un turismo di week-end’.
‘Il turismo che vedo io è un turismo... non povero, perché non so se è il termine giusto, comunque, non è di alta qualità. Nel senso che il turismo che vedo io è fatto di gente dei paesi limitrofi che vengono a Terrasini, a passare qualche giornata. Povero, no nel senso che è fatto di basso ceto sociale, ma povero perché è una toccata e fuga’.
‘A Terrasini non ci sono turisti, ci sono villeggianti. C'è gente che si sposta dalla città e viene in provincia. E viene per un periodo che va da aprile/maggio fino a settembre. Questo è il nostro... quello che vuoi chiamare turismo, io la chiamo villeggiatura’.
‘... Io non li chiamo turisti, visitatori, gente di passaggio, soprattutto, anche se poi magari vengono settimanalmente, nei week-end. Anche perché poi si verifica il sabato e la domenica tutto questo afflusso, tranne nel periodo estivo, essendo un paese di mare, nel periodo estivo offre questa possibilità del mare e la gente che può viene tutti i giorni, oppure […] si affittano queste case, queste casette stagionali, anche se pagano un sacco di soldi, ma a loro sta bene. D'altro canto, è tutta gente che può, e dal momento che può si allontana dalla città e... nel bene e nel male ci guadagna sempre, se non altro un po' più d'ossigeno rispetto a Palermo’
Il non voler considerare Terrasini come città turistica nasce anche dalla constatazione che a Terrasini, pur essendo riconosciuta all’esterno come meta turistica, le più grosse strutture ricettive si trovino fuori dal centro abitato.
‘[I turisti]intanto vengono a Città del mare. Cioè, per loro Città del mare può essere a Terrasini, ma può essere benissimo in un'altra località’.
Ciò vuol dire che
Città del mare è sufficiente a se stessa, e per il turista non farebbe alcuna differenza se si trovasse in un altro luogo. Tale villaggio turistico costituisce un esempio di ciò che potremmo definire, alla maniera dell’antropologo Augè, un non-luogo. Molti lamentano il fatto che ci siano pochi mezzi che colleghino gli alberghi al centro abitato, altri che gli orar i di tali bus navetta non sono confacenti con gli orari delle attività commerciali di Terrasini; altri che sarebbe necessario prolungare le corse fino a notte inoltrata e aumentare le corse gratuite. A Terrasini, quindi, gli intervistati distinguono i turisti che risiedono nelle strutture ricettive da tutti gli altri che non sono considerati turisti ma villeggianti, o gente di passaggio. In particolare viene messo in evidenza il cattivo comportamento dei Palermitani e il fatto che questo tipo di turismo non porti con sé i benefici economici attesi. Tale tipo di turista, inoltre, viene considerato in termini qualitativi, di basso prof ilo il cui unico interesse è il mare, senza alcuna preoccupazione per i danni che lascia quando va via.
‘... Il Palermitano, diciamolo, perché è così, che vuole parcheggiare in piazza. Subito arriva: “voglio parcheggiare in piazza”. e magari ti sta tutta una sera seduto a tavolino bevendo una coca cola che non è un guadagno’.
‘[Al Palermitano] interessa solo andarsene a mare al mattino farsi una bella tigghia [teglia] di pasta a forno e tornarisirni 'a sira [tornarsene la sera]’
‘[…] Arriva gente di strati sociali molto bassi e questa gente arriva dalla periferia di Palermo, gente... che ne so... non voglio neanche citare... il nome del rione da dove arrivano. Per cui viene a crearsi un degrado, un disordine, un turismo così disordinato, così... che poi non è neanche turismo è solo ucciria [rumore] e basta‘.
‘...Al turista che arriva da Palermo non interessa né le chiese, né i monumenti, assolutamente nulla, interessa andarsene a mare. E proprio per l'interesse che aveva sul mare abbiamo avuto tutto lo scempio di Calarossa e Caporama’.
‘I vicini Palermitani... ogni anno si trasferiscono e si vengono a impossessare del nostro paese. […] Il villeggiante qui si sente il padrone, quindi, si comporta... come si comporta a casa si comporta qua, e diciamo che da questo punto di vista, non che Terrasini sia un bel vedere d'estate’.
A San Vito Lo Capo, invece, oltre ai turisti che risiedono nelle strutture ricettive, si fa riferimento in termini molto più tolleranti a turisti e villeggianti. Il turismo descritto dai residenti è un turismo di massa. Anche se si registrano delle incursioni nella località di personaggi famosi.
Vediamo di trarre alcune brevi considerazione. I residenti di Terrasini, vivono separati dai turisti, classicamente intesi, per il fatto che le strutture alberghiere sono fuori dal centro del paese. Si registra una separazione. Si è, invece, affermato negli anni il fenomeno delle seconde case ad uso turistico, dei vicini Palermitani. Abbiamo visto che la presenza dei Palermitani è appena sopportata dai residenti, soprattutto da coloro che dal turismo non ricevono alcun vantaggio economico. A San Vito Lo Capo, invece, la situazione è ben diversa. Le strutture ricettive sono di piccole dimensioni, gestite per lo più dalle famiglie del luogo, e si trovano disseminate sia fuor i che dentro il centro del paese. Si delinea a San Vito Lo Capo, un sistema ospitale diffuso.
L’aumento della popolazione porta con sé anche il traffico automobilistico. Tale problema è più sentito a Terrasini che a San Vito Lo Capo.
‘Il traffico è un caos. Terrasini è da considerare non come Palermo, ma nel periodo estivo è comunque veramente dannoso. È una sofferenza continua Terrasini nel periodo estivo, una sofferenza continua’
Un altro grave problema denunciato a Terrasini è quello dell’abusivismo edilizio:
‘Questo nostro turismo non ha fatto che questo, vedi Calarossa, vedi Caporama, è tutto uno scempio. Tu vacci e dici "ma ca unni siemu? Na bidonvill?" [ma qua dove siamo? In una bidonville?] Ora gli hanno fatto la riserva naturale del WWF, nella zona di Caporama, dove c'è quel biotopo ed è stata un po' salvaguardata, ma se noi pensiamo allo scempio che c'era prima, quello è, secondo me, irrecuperabile. Dovrebbero buttare a terra tutte quelle bidonville che ci sono’.
‘Se fai un giro con la barca […] andando da Calarossa verso Città del Mare, guardando verso su... non lo so... mi viene una rabbia, per quelle case che sono lì sopra e rovinano, rovinano. Gente che comunque non è manco di Terrasini e non gliene frega niente. E quelle case rimangono lì dove sono. Si dice sempre che vanno buttate fuori, vanno buttate fuori, ma... rimangono e rimarranno. […] Coloro che hanno costruito sul costone vero e proprio sono gente di alta... e là non vanno a buttare le case a terra. Se c'è un povero cristo che si è fatta una casa con sacrifici, quella va giù. Siccome ci sono magistrati, ci sono avvocati, ci sono giudici, quelle case non andranno mai via’.
Tra i disagi generati dal turismo è stato più volte ribadito come elemento determinante anche l’aumento dei prezzi:
‘I prezzi a Terrasini hanno subito e subiscono sempre una variazione. Perché da noi non c'è una variazione tra l'estate e l'inverno. Cioè voglio dire un locale, o un'attività commerciale che possibilmente d'estate lavora il triplo ehhh... può alzare i prezzi... diciamo in base... alla quantità di lavoro che ha. Poi d'inverno non è che i prezzi diminuiscono, rimangono per come sono’.
‘I pesci per esempio d'estate tu non li puoi più comprare perché è tutto aumentato’.
‘Questo succede sempre. Poi Terrasini è il paese più caro d'Italia secondo me’.
‘Quello che è insopportabile è che questi tavolinetti messi in piazza hanno un costo molto elevato, parliamo di 10 volte di più del prezzo normale’”.
Questo quadro delinea San Vito come isola felice, paese d’amore, serenità, gioia e prosperità, e Terrasini come ricettacolo di turisti parassiti, mondezza, incuria, degrado socio-ambientale (e più o meno in effetti è così). Vediamo a quali conclusioni approda Irene per San Vito:
“San Vito lo Capo si attesta come una località turistica in espansione. In essa sono presenti quegli elementi indispensabili che costituiscono il capitale sociale, vale a dire, la fiducia dei residenti nell’amministrazione, ma anche fiducia e relazioni tra gli operatori privati del settore. Se, a ciò si aggiunge anche la presenza diffusa sul territorio di un tessuto imprenditoriale di piccole-medie dimensioni, diventa facile ipotizzare per questo Comune la possibilità di costituir si come sistema turistico locale. La sua realizzazione, però, necessita da parte dell’amministrazione di un’azione programmata che sappia sia soddisfare che gestire la domanda turistica, attraverso la riqualificazione, differenziazione e arricchimento dell’offerta esistente. I problemi generati dal turismo di massa, e la loro possibile gestione in chiave sostenibile, nella località di San Vito, saranno oggetto di discussione dei paragrafi finali dell’analisi svolta per il Comune di Terrasini, che risulta essere interessato dallo stesso fenomeno”
A Terrasini invece i problemi sono seri… leggiamo:
“Terrasini, a differenza di San Vito Lo Capo attraversa una crisi che impone un ripensamento delle politiche e delle scelte condotte finora. In tale località manca da parte degli abitanti quella fiducia nell’operato del governo locale indispensabile perché si possa parlare di capitale sociale. Mancano anche quei rapporti continuativi tra pubblico e privato necessari per sviluppare azioni programmate che vedano la collaborazione di entrambe le parti per uno sviluppo dell’economia locale. La presenza sul territorio poi di strutture ricettive molto grandi lontane dal centro cittadino, oltre che la separazione tra residenti e turisti, comporta anche la difficoltà di poter ipotizzare un sistema locale caratterizzato, invece, proprio dall’integrazione delle attività connesse al turismo. A ciò si deve aggiungere anche la mancata crescita dell’extra-ricettivo, ossia di tutte quelle occasioni che possono andare dal B&B all’albergo paese, dal recupero di abitazioni abbandonate ai campeggi, che sicuramente possono cambiare in positivo i caratteri dell’offerta turistica terrasinese. Trovandosi, infatti, in una fase di declino la località deve riqualificare l’intera offerta per riposizionare la destinazione turistica nel mercato”.
Passiamo per concludere alle nostre INCONTESTABILI considerazioni finali, ma prima un grazie di cuore ad Irene, nominata redattrice ad honorem del Gran Rifiuto, speriamo che la sua analisi possa smuovere le coscienze di coloro che hanno a cuore lo sviluppo turistico del paese.
Appare evidente comunque, alla luce di questa precisa relazione sullo stato del turismo a Terrasini che chiamare ancora il nostro paese realtà turistica rimane più una speranza che una reale prospettiva. Qui non si vuol fare del catastrofismo ma si è evidenziato per la prima volta con prove documentate che Terrasini non valorizza quel che ha o lo fa male ed evidentemente stà perdendo la competizione con tutte le nuove ed esistenti realtà turistiche del golfo di Castellammare.
Non abbiamo voluto inserire anche le interviste della gente di San Vito, ma a leggerle si evince una reale contentezza e una partecipazione attiva della gente allo sviluppo turistico del paese, quella soddisfazione che i terrasinesi non hanno avuto la fortuna di manifestare.
Preoccupante appare il dato sulla perdita delle presenze nel nostro paese, quasi 100mila unità in poco meno di tre anni, acquisite d’altra parte, dai comuni viciniori nostri diretti concorrenti.Tutti conosciamo le reali potenzialità terrasinesi, sia in ambito ricettivo che delle bellezze del territorio, e sicuramente la gente non è più cretina di quella di San Vito (questa tesi ne è la dimostrazione dato che proviene da una compaesana), un buon governo del paese unito ad una reale crescita sociale potrà garantire il rilancio del paese, ma nell’attesa che queste due indispensabili eventualità si concretizzano, tra una stronzata e l’altra detta in consiglio.. perché non pensate seriamente di discuterne all’interno dell’aula Falcone e Borsellino?
Alla prossima