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Ancora sul divano a Capo Rama
giuseppe ruffino
Carissimi amici lettori, pubblichiamo un intervento di Giuseppe Ruffino, a proposito della discussione sull'ormai famoso divano di Capo Rama. Prima, però pubblichiamo alcune righe di commento dello stesso Giuseppe a proposito della lettera di Antonio Catalfio "Quella giunta improponibile del 1988". Allora, ricapitolando: prima la risposta ad Antonio, a seguire quella a Skanderberg.
Buona Lettura

INTERVENTO SU "QUELLA GIUNTA IMPROPONIBILE..."
Leggo con autentica emozione l’interessantissimo intervento di Antonio Catalfio intitolato «Improponibile Giunta». Vi sono contenute valutazioni politiche e considerazioni socio-culturali del tutto condivisibili (almeno per me) dalla prima all’ultima frase. È incoraggiante e insieme stimolante sentire e leggere certe “cose” (soprattutto oggi)e, per di più, da parte di chi, di indole riservata come Antonio Catalfio, normalmente vive la politica con distacco. È incoraggiante, oltretutto, perché quelle stesse “cose” per fortuna non le dicono e le pensano soltanto quelli che provengono dal continente marxista.
Ma un interrogativo (che in realtà non lo è) così come mi viene naturale e spontaneo lasciatemelo: come mai persone come Antonio Catalfio, immerse in una realtà come la nostra, che tanto bisogno avrebbe di menti laiche ed autonome, non sono per nulla valorizzate?
Sono più che convinto che uno come lui, se si candidasse oggi al Consiglio comunale, non supererebbe i tre voti! Scommettiamo?


INTERVENTO SUL DIVANO A CAPO RAMA
Caro Gran Rifiuto,
in questi anni ne abbiamo viste e sentite di cotte e di crude: consiglieri eletti in maggioranza che traslocano all’opposizione e che poi ritornano “alla luce del sole” in veste di vice sindaco; ex vice sindaci licenziati e riassunti a tempo di record come esperti (ma non s’è ancora capito e spiegato di che), con lauti stipendi; “nuclei di valutazione”, per esprimere, cioè, valutazioni sui vari settori degli impiegati comunali, composti da parenti stretti di amministratori che valutano parenti-impiegati; capi ufficio sostituiti da esterni con stipendi extra; ex articoli 23, LSU stabilizzati in modo molto allegro per non dire altro; scandali in atto riguardanti le progressioni di carriera dei dipendenti comunali in cui la laurea diventa cartastraccia e su cui fra non molto ci sarà da divertirsi (e di cui anche i SINDACATI dovranno rendere conto)… Qui mi fermo!
Scorrendo di tanto in tanto tutto questo pattume, mi sono sentito in questi ultimi tempi avvilito e non tanto e non solo per quel che accade, ma per l’assenza di reazioni indignate, per i ricatti che opprimono i cittadini, i lavoratori e le lavoratrici in tutti i settori produttivi del paese.
Ma quello che ho provato oggi, leggendo sul vs. Sito (purtroppo con imperdonabile ritardo) la lettera di lagnanze intitolata «A proposito di “un divano a Capo Rama”», supera di molto il limite di sopportazione tanto che verrebbe voglia di emigrare verso l’estremo sud della Paupasia.

L’estensore della lettera di cui dicevo si firma con lo pseudonimo Skanderberg, per cui mi è difficile poterlo rintracciare e fissarlo negli occhi per misurarne l’immensa impudenza che lo abbarbaglia.
Skanderberg, dopo una premessa fatta di salamelecchi nei confronti del G.R., così prosegue: «…però dopo avere letto l’articolo del dott. Girolamo Culmone ho avvertito dentro di me forte il bisogno di dovere rispondere a quanto scrive nell’articolo in questione. Premetto sin da ora che mi associo nel condannare il gesto del divano. Infatti, purtroppo devo constatare che a Terrasini come in tantissimi altri luoghi della nostra Sicilia la gente, (non molti, per fortuna) hanno ancora la malsana abitudine di disfarsi delle proprie cose nel modo che crede più comodo, cioè abbandonandole dove capita».
Ma non è finita. Skanderberg aggiunge: «…Non riesco però a comprendere cosa ci azzecca il divano incautamente abbandonato con i presunti lavori eseguiti in presunti immobili abusivi. E qui sono obbligato ad usare la presunzione, in quanto, lo stesso dott. Girolamo Culmone avendo, nella sua, usato il “...pare siano...” parrebbe, appunto che pur nella Sua veste di Direttore, non sappia neanche lui la effettiva natura di detti immobili».

Sin qui devo dire che il nostro Skanderberg ha pienamente ragione di lamentarsi per l’incauto sospetto formulato dal Dott. Culmone. Ed infatti si lascia andare ad una più che legittima ed indignata protesta: «Pertanto» -afferma- «siccome leggendo l’articolo risulta che l’autore del gesto sia rimasto purtroppo ignoto, l’avere tirato in ballo i cosidetti “abusivi” lo ritengo semplicemente pretestuoso o quanto meno frutto di una conclusione frettolosa e sommaria.» (porca vacca, questa sì che è una conclusione alla Perry Mason!).

Ma attenti, sentite cosa incredibilmente siamo costretti a leggere più avanti: «Egregio dott. Culmone, perciò, mi auguro che sia viva in Lei la consapevolezza ed il convincimento che essere proprietario di un immobile edificato abusivamente non sia sinonimo (udite!udite!) di inciviltà, di incuria, di scarsa sensibilità per l’ambiente che ci circonda, o peggio, poca inclinazione alla osservazione delle leggi. In quanto anche io, così come tanti altri possiedo un immobile definito “abusivo”…». Hip-hip-hip… Urrà! Molti abusivi? Nessuno abusivo: filosofia da “casa delle libertà”. Chi ha osato definire “abusivo” un immobile costruito in violazione delle leggi, è uno sporco calunniatore che deve essere immediatamente querelato e rinchiuso nelle patrie galere!

Il nostro Perry Masonnon è minimamente sfiorato dall’idea che gli “incivili dei divani” non ci sarebbero se non esistesse l’oscena arroganza di questi Skanderberg.

Giuseppe Ruffino (Terrasini)
giuruffino@libero.it